La dieta si fa contenendo le quantità non la qualità

11 giugno 2013

Amarene Sciroppate



Mesi ideali per questo piatto: Maggio - Giugno

Vi piace questa Zeppola? come saprete questa si fa il 19 marzo, il giorno di San Giuseppe, ma, perché sia possibile farla come piace a noi, bisogna cominciare a lavorare in questi giorni, circa dieci mesi prima. Ebbene si, è in questi giorni di fine maggio inizi di giugno che maturano le Amarene, perché, come saprete benissimo, e se non lo sapete ve lo spieghiamo qui, insieme alla loro ricetta, per fare le Zeppole, le vere, ci vuole l'Amarena Sciroppata, la frutta fresca si compra ora, la si lavora per quaranta e più giorni e dopo si mette da parte per il 19 marzo dell'anno successivo, è consentito usarne una parte, piccola, piccolissima, per condire gelati, torte e quant'altro ma occorre salvarne, malgrado la bontà almeno un vasetto per San Giuseppe.
E' inutile dire che le Amarene devono essere ben mature, vanno lavate e molto ben asciugate all'aria in luogo ombreggiato e ventilato, distese su un canovaccio; si passa poi a denocciolarle.
Nella fase successiva si devono deporre in un barattolo di cui devono occupare solo la metà o poco meno, essendo questa una lavorazione che sviluppa alcool e con esso gas, che saturerà il volume libero evaporando lentamente, per questo il barattolo deve essere fornito di coperchio non di metallo, che possa essere lasciato semichiuso per lasciare che i gas fuoriescano ma molto lentamente.
Perché questo accada si deve aggiungere zucchero semolato in misura della metà in peso delle amarene (se le amarene pulite e denocciolate fossero un chilo ci vuole mezzo chilo di zucchero) e una decina di fruttini schiacciati, dei semini delle amarene, ricavati rompendone i gusci.
Lo zucchero estrae lo sciroppo dalle amarene, questo comincia a fermentare producendo schiuma per i gas, in seguito all'esposizione per almeno quaranta giorni al sole ormai caldo di giugno e luglio, noterete infatti un notevole surriscaldamento del barattolo dovuto soprattutto alla reazione in atto. 
Bisogna essere accorti in questa fase, evitando che il barattolo resti all'ombra ed ancora peggio che resti esposto alle intemperie o al freddo della notte. Sarà bene, per controllare la bontà del processo in atto, aprire a composto freddo il barattolo ed annusare ogni tanto il composto in formazione, dovrà odorare di buono, se doveste avvertire odore d'acetone, purtroppo la lavorazione è andata a male e bisognerà buttare tutto. Niente Zeppole per quell'anno.
Man mano il fenomeno dello schiumeggiamento calerà e resterà il solo sciroppo alcolico. Allo scadere dei quaranta giorni il composto risulterà fermo, sciropposo e profumato. Il prodotto va allora travasato in barattoli che restino  pieni il giusto con lo sciroppo che sovrasti i frutti.
Ergo se ne prelevate sciroppo, la parte più buona, dovete fare il sacrificio di consumare anche i frutti.

10 giugno 2013

Fettuccine Verdi d'Ortica alle Cozze

Mesi ideali per questo piatto: Giugno - Luglio - Agosto - Settembre

Ingredienti per quattro commensali di buon appetito:
un quarto circa di Ortiche che crescono nei nostri vasi in terrazzo
Semola rimacinata di Grano Duro Senatore Cappelli - due uova intere 
due cucchiai di Olio evo - un chilo e mezzo di Cozze Nere di Taranto
mezzo chilo di Pomodori Rossi e Maturi - dieci cucchiai di Olio Extra Vergine di Oliva
due spicchi d'Aglio - due Peperoncini - un mazzetto di Prezzemolo
quanto basta di Sale Fino per l'impasto e di Sale Grosso per l'acqua delle Ortiche e della Pasta

Prima operazione lavare, sbollentare in pochissima acqua salata e passare le Ortiche.
Prepararsi a fare la Pasta all'Uovo con il frullato d'ortica, setacciando la Semola Rimacinata di Grano Duro Senatore Cappelli, per arieggiare la farina ed eliminare eventuali improbabili corpi estranei, per far questo, data la granulometria, abbiamo usato un passino per brodi particolarmente minuto, sistemata a fontanella la semola, rompendovi due uova, aggiungendo due cucchiai d'Olio Extra Vergine d'Oliva, un pizzico di sale ed il passato di Ortiche.



Iniziare ad impastare in punta di dita per poi passare ad un lavoro vigoroso di polso quando si sarà formato il panetto.



Formato un panetto omogeneo e ben compatto lo si mette a riposare per una mezzora almeno tre quarti d'ora è meglio, il riposo omogenizzerà ancora meglio l'impasto.
Nel frattempo si puliscono le Cozze a crudo secondo le istruzioni che troverete cliccando qui.


Trascorso il tempo necessario si stende la pasta con mattarello o macchinetta ad uno spessore certamente non sottilissimo così da avere una pasta fresca si, ma con una cottura relativamente lunga  e si taglia la pasta alla misura desiderata, le tagliatelle vengono quindi spolverate con la semola sbrogliando i rotoli tagliati.








Le Cozze le abbiamo pulite conservandone tutta l'acqua e due o tre sane per ogni commensale per farne una guarnizione.
Iniziamo a questo punto a preparare la salsa, mentre l'acqua della pasta incomincia a scaldare, ponendo una padella grande da poter contenere anche la pasta a scaldare con due o tre cucchiai d'olio evo a commensale, uno spicchio d'aglio affettato ogni due, un peperoncino spezzato ogni due o tre e due o tre rami di prezzemolo con tutto il gambo. L'olio è posto su una fiamma molto bassa perché più che friggere deve estrarre dolcemente il sapore dai componenti.
Delle cozze aperte, lasciate nella loro acqua, ne abbiamo prese cinque o sei e le abbiamo poste a scolare il meglio possibile, queste le aggiungeremo all'olio quando l'aglio si sarà colorato, alzando un po' la fiamma facendovele soffriggere, far seguire i pomodori dadolati a fiamma alta, perché si prosciughino, solo a questo punto far seguire a poca alla volta circa due terzi dell'acqua delle cozze ben filtrata, togliendo il prezzemolo onde evitare che disfacendosi dia un brutto aspetto. Sarà bene in questa fase saggiare la salinità e la piccantezza, che non siano eccessive, all'occorrenza si possono togliere alcuni pezzi di peperoncino e aggiungere meno acqua salata.
Quando butteremo la pasta aggiungeremo anche le cozze sgusciate e non alla salsa piuttosto liquida, seguirà la pasta appena salirà a galla per rimestarla ben bene nell'intingolo, se necessario per correggere il risultato finale si può anche aggiungere dell'acqua di cottura.
Servire con una bella spolverata di Prezzemolo ben tritato e mettendo in bella mostra le cozze ancora con le valve.


Capperi Sottosale

Mesi ideali per questo piatto: Maggio - Giugno

Niente di più semplice e questo bocciolo, colto prima che si trasformi in un fiore bellissimo, per poi darci un frutto buono ma non come il bocciolo, si trasforma in un condimento essenziale per tanti, tantissimi piatti mediterranei.
La prima operazione da compiere, se sono acquistati, è una bella cernita per eliminare quelli ormai fiore, quelli schiacciati, ecc . . . con l'occasione, dato che ci devono passare uno per uno dalle mani, scegliamoli in base alle dimensioni, due gruppi possono essere sufficienti. I più piccoli, più profumati e delicati si destinano ad un consumo crudo, quando li raccogliamo direttamente, questi li prendiamo anche a grappoletti, le cimette di foglioline sono deliziose nelle insalate, questo però lo si può fare o a fine stagione o se se ne hanno a disposizione veramente tantissime piante, togliendo le cime, quel ramo non darà più frutto. I più grandi, dal sapore più marcato e prorompente, sono destinati alla cottura dove, spesso, vengono tritati.
Scegliendoli, si accorcia il peduncolo, riducendolo a pochi millimetri o niente quasi.
Si passa quindi al lavaggio accurato ma rapido, inutile aggiungere acqua a qualcosa che dobbiamo sostanzialmente essiccare, vi pare?
Segue una asciugatura all'ombra in un posto ventilato, due orette dovrebbero essere sufficienti.


Dopo l'asciugatura, la pesatura. Si pesa altrettanto di sale e si procede alla salagione in barattoli.
Oggi si usano i soliti barattoli di vetro un tempo si usavano recipienti di terracotta, le Capaselle.
Il recipiente va lasciato scoperto, favorendo con la ventilazione, l'evaporazione dell'acqua, al limite si coprono con un tulle o una garza, meglio se di Juta, anche l'occhio vuole la sua parte.


Più semplice di così?

8 giugno 2013

Melanzane Ripiene

Mesi ideali per questo piatto: Giugno - Luglio - Agosto - Settembre

Questa ricetta mi fa tornare alla mente ricordi dolcissimi ed amarissimi. Vi racconterei di giornate assolate in cui potevo finalmente scatenarmi, facendo vere scorribande con i miei cugini, correndo per le campagne ed il paese di mia madre, quel paese che chiamano "Quel Paese", toccando ferro o altro. Se aggiungo che è in Basilicata, provincia di Matera, tantissimi, specie i corregionali, capiscono che sto parlando di Colobraro. Perché questa nomea?
Partiamo dal nome, significa: Luogo o nido di colubri, serpenti e già qualcosa ce la cominciamo a figurare. L'aspetto non è dei migliori, arroccato su una montagna irta e brulla con i ruderi di un sinistro castello in bella vista. 
Percorrendo la Sinnica dallo Jonio verso il Tirreno, all'altezza di Valsinni, il dolce e verde paese, che diede i natali ad Isabella Morra, le femministe sanno bene di chi parlo, volgete lo sguardo a destra, vedrete Colobraro, capirete di cosa parlo e non potrete che darmi ragione.  

Dopo l'aspetto, i racconti di fattucchiere e menagramo hanno fatto il resto, ingigantiti dalla stampa e dalla TV. Ogni servizio in cui si parla dell'argomento fa rispolverare vecchissime immagini e filmati in bianco e nero di stradine sgarrupate fra muri di pietra senza intonaco, mezzi sgarrupati anch'essi, di vecchie sdentate che parlano un dialetto incomprensibile facendo da cornice a notizie false e tendenziose. Intelligentemente Colobraro, dopo anni di mortificazione, sta attualmente sfruttando questa immeritata fama con festival e visite guidate a tema.
Queste cose da bambino non le conoscevo, non le capivo, non mi interessavano, per me "quel paese" era i paradisi selvaggi di Emilio Salgari, la foresta di Sherwood, la jungla di Tarzan, la prateria di Tex Willer, ecc... i luoghi dove la fantasia trovava libero sfogo in una Disneyland protetta, dove i miei mi lasciavano libero tanto ovunque andassi c'erano occhi che mi controllavano discreti e pronti ad intervenire al bisogno. Sparse per il paese c'erano le case di svariati parenti, comari e commarelle. Il paese aveva poco più di un migliaio di abitanti tra cui era ben difficile che non ci fosse una parentela o almeno nu' Sangiuann. Le parentele spesso erano talmente ingarbugliate ed intrecciate che, all'occorrenza, salivano e scendevano di grado.
Qualsiasi cosa si mangiasse era auto prodotta, era l'autarchia perfetta, il consumismo non era ancora arrivato al mondo, figuriamoci in Italia del Sud in uno dei paesini più piccoli della Lucania. Una delle pietanze che ricordo con particolare affetto, capirete poi perché, era proprio quella della ricetta di oggi. Spesso le preparavano in grandi "ruot" e "tiane", ce ne toccava una a testa più qualche polpetta del ripieno ecceduto e delle rotelle della parte iniziale delle melanzane. Queste melanzane erano lunghe, sottili e storte, solo poco più della metà era adatta ad essere imbottita, il resto era tagliato a rondelle o tritato, diventava polpette. Queste melanzane stortignaccole per noi ragazzi erano i cavalli, i cammelli, gli asini delle marionette che ci costruivamo con pannocchie, stracci e canne; quattro stecchi erano le zampe, la forma dettava il resto, altro che i mostri di oggi, quelli lo erano davvero. A tavola noi bambini sedevamo tutti da una parte, anzi, quando eravamo proprio tutti, ci veniva allestito un tavolo apposito, "tanto c'erano i più grandi a badarci", figurati. Al mio fianco sedeva sempre mio cugino Nicola, quello che, passandomi solo di due anni circa, mi era più vicino per età. Non gli piaceva il ripieno e le polpette, mentre io non impazzivo per l'amaro dei gusci e delle rondelle ed allora facevamo un equo e pacifico scambio, dove io, in sostanza, andavo meglio ma a lui andava bene così. Non era la sola cosa nella quale arrivavamo subito al compromesso, con Nicola non s'arrivava a litigare, neanche io.
Nicola fu l'unico a rimanere al paese, per noi, morti i nonni, quando la mia età cominciò ad avere due cifre, le vacanze diventarono altre. A Quel Paese, nella grande casa dei nonni, ci siamo riuniti solo per i matrimoni e i funerali, dei primi qualcuno l'abbiamo saltato dei secondi no. Nicola condusse la masseria, fece studiare tutti i fratelli e le sorelle, quando ci incontravamo nei primi momenti mi dava il "voi", non si sposò mai e vide qualcosa di diverso da Quel Paese solo quando andò a fare il militare e per La Malattia.
Nicola non c'è più, di quella compagnia è stato il primo ad andarsene. Lo fece con discrezione e mentre io ero ricoverato in terapia intensiva, per cui lo seppi solo quando per me passò il pericolo.

Ed ora la ricetta.
Ingredienti per quattro commensali:
quattro o sei melanzane di media grandezza - trecento grammi di Olio Extra Vergine di Oliva 
quanto basta di Sale Grosso, Sale Fino e Pepe Nero appena macinato - un uovo o due
una manciata di Pecorino Canestrato Pugliese - un ciuffetto di prezzemolo 
un ciuffetto di Basilico - due o tre Spicchi di Aglio - tre quarti di Pomodori maturi 
una manciata o poco più di Pangrattato


Togliere il picciolo alle melanzane e tagliarne la parte iniziale più coriacea, anche per avere un contenitore con una bocca praticabile, cioè comoda per il riempimento. Svuotare il più possibile le Melanzane, avendo cura di non forare il guscio, questo si sala all'interno e si pone a scolare per una oretta l'acqua di vegetazione, con essa andrà via l'eccesso d'amaro.
Nel frattempo la polpa e la parte iniziale della melanzana viene sminuzzata il più possibile, si sala e si lascia a scolare anch'essa.
I gusci scolati ed asciugati accuratamente si friggono dolcemente e moderatamente in Olio EVO, senza che la cottura li afflosci eccessivamente. Si usa poco olio, neanche caldissimo, i gusci vi si fanno ruotare coricati, favorendo l'ingresso dell'olio nel guscio.
Mentre i gusci si freddano, la polpa si soffrigge in padella dove l'olio s'è fatto insaporire con uno spicchio d'Aglio schiacciato, che asporteremo al momento dell'aggiunta della polpa. S'aggiungono anche alcuni pomodori dadolati minutamente e basilico.
Alla polpa raffreddata s'aggiunge un uovo, del pecorino grattugiato, prezzemolo tritato, pepe macinato e s'aggiusta con accortezza di sale. S'amalgama e se troppo molle si corregge con pangrattato. Con questo composto si riempiono per tre quarti i gusci, che in cottura si restringeranno, al contrario del ripieno che aumenterà di volume.
Sicuramente il ripieno eccederà e se ne fanno polpette, aggiungendo ancora un uovo, formaggio grattugiato e pangrattato per dare la giusta consistenza.
Nel frattempo in una terrina o tegame di dimensione tale da contenere tutte le melanzane poste in piedi comodamente, si fa un semplice sughetto di pomodoro passato, in olio evo, con aglio e basilico, posti tutt'insieme per ottenere un gusto fresco e delicato. Appena bolle vi si aggiungono ordinatamente le melanzane. La quantità di salsa deve essere tale da bagnare le melanzane fino alla sommità. Negli spazi rimasti si infilano le polpette e, se avanzate, le rondelline.
Sarà sufficiente una dolce ebollizione a pentola semicoperta di una ventina di minuti, un'aggiustatina  di sale ed un riposo di una mezz'oretta, per questo si consiglia l'uso della terrina, a gustare al meglio questa delizia.
La salsa che dovesse avanzare è eccellente per condire un bel piatto di pasta.

7 giugno 2013

Fedda Accunzata con Melanzana e Mozzarella di Bufala

Mesi ideali per questo piatto: Giugno - Luglio - Agosto - Settembre

Qualsiasi fetta di pane con qualcosa sopra nella Murgia prende il nome di Fedda Accunzata. E' chiaro che Pane e Murgia sono già da loro una accoppiata di quelle . . . Alcuni dei migliori pani italiani vengono di lì.
Precisamente la fetta con il semplice pomodoro prende il nome di Fedda Rossa e le altre Fedda Accunzata con . . . Va da se che la pronuncia è Fedd 'CCunzat, dove anche la "e" e la "u" e la "a" non è che spicchino. Noi pugliesi sempre in guerra con le vocali. Sembra che le si debbano pagare, tirchi, ce le teniamo tutte dentro.


Queste Fedde l'abbiamo accunzate con due fette di Melanzana grigliate e condite con Olio EVO, Aglio, Sale, alcune poi con Menta, altre con Basilico. Le fette di pane sono state anch'esse grigliate, abbiamo aggiunto per completare il piatto due fettone di Mozzarella di Bufala. Ovvio che melanzane particolarmente amare vanno tenute una mezz'oretta sparse di sale a scolare.


Tutto l'assemblaggio è stato fatto con i componenti caldissimi e poi le Fedde sono state rimesse sulla griglia, facendo accennare lo scioglimento della Mozzarella. La mozzarella, inutile che ve lo dica, può anche essere vaccina, parliamo pertanto di Fiordilatte.
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