La dieta si fa contenendo le quantità non la qualità
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21 novembre 2013

Zupp d' Gliommarell du Cunigl e Fung - Zuppa di Infoltini di Coniglio e Funghi

Mesi ideali per questo piatto: Ottobre, Novembre, Dicembre

Visto lo stupendo Pane di Matera IGP, due sole parole hanno cominciato a frullarmi tra le due orecchie, passando dalla via più breve: Pen Arruscét, cioè Pane Abbrustolito, non bruschetta ma proprio Pen Arruscét. Mi è pure arrivato un pochino di olio nuovo, ancora un po' torbido, verde e . . . p r o f u m a t i s s i m o  ma che faccio? presento ad un contest Pane e Olio? sono sicuro che molti mi capirebbero, cosa c'è di meglio d' nù Pen d' Mater Arruscét sopp a l cavrun, caldo e ben intriso d'olio nuovo? vi posso dire una cosa? a me niente sale, è superfluo!
Ops, traduco: un Pane di Matera Abbrustolito sui carboni ardenti.


Non voglio essere però irriguardoso. Tralasciamo l'olio e mettiamoci qualche altra cosa, una bella zuppa!
Non vorrei che per lo scritto finora, qualche lettore saltuario, pensasse che siamo degli sconclusionati, onestamente fino ad adesso mica la logica ha dominato, ci siamo lasciati prendere dal . . . sentimento. Allora, stiamo parlando del Pane di Matera IGP, che è arrivato insieme ad una serie di prodotti di grano duro, grazie al concorso organizzato da MangiareMatera, ospitato da Scatti Golosi gestito dalla nota foodblogger nonché fotografa Teresa De Masi 

Con questa ricetta partecipiamo alla sezione Secondi Piatti

La masseria lucana dei miei nonni materni aveva alle spalle uno stretto burrone, sul suo ingresso, a limitarne le cadute, erano state piantate, chi sa da quanti decenni, dei fichi d'India, cadendo le pale, si erano propagati per tutto il dirupo. In questa foresta di fichi d'India avevano trovato ospitalità galline, tacchini e conigli, che vi si riproducevano allo stato brado. Per conservarne un certo rapporto che consentisse la raccolta delle uova e il prelievo di un certo numero di capi, nell'aia antistante c'era sempre l'acqua e delle mangiatoie con grano, orzo, pane, ecc . . .  , frequentatissimi anche da colombi e, nei momenti di assenza degli uomini, da chi sa quanti e quali altri abitanti di quella forra. 
Noi, che abitavamo a Taranto, preannunciavamo l'arrivo per tempo, perché venisse fatto un adeguato prelievo di polli e conigli e, se ci scappava, anche qualche altro abitante, più o meno abusivo. Ciò che preferivo, erano i conigli, specie se c'era stato il tempo, si cercava generalmente di fare in modo che ci fosse, di catturarli e metterli per qualche giorno in gabbie piccole, nutrendoli con erba e frutta scelta, le carni così si depuravano da eventuali erbe, radici, funghi, ecc . . . che avrebbero potuto dare un cattivo sapore alle carni, acquistando profumi e dolcezza, mettevano anche su un po' di grasso, che non guastava. 
Oggi ci dobbiamo accontentare dei conigli del macellaio, che possiamo fare? C'è da dire che allora bastava un niente a fare dei piatti eccezionali, oggi bisogna industriarsi un bel po', senza però discostarci dai fondamentali.
Mettiamo allora insieme Coniglio e funghi Lardari e cerchiamo di ritrovare quei sapori e quegli odori in una zuppa in cui inzuppare, non fare in puccino, no, proprio inzuppare u Pen d' Mater Arruscét, faremo anche in modo che questo pane entri nei componenti della zuppa.


Per la preparazione a quattro commensali di questo secondo piatto, che può comunque essere anche un piatto unico, dipende dalle quantità, occorrono almeno tre ore tra preparazione e cottura, per la quale bisogna disporre dei seguenti ingredienti:

due selle di coniglio medio, un chilo circa di Pane di Matera IGP, un chilo circa di funghi Lardari, una carota, una cipolla, due coste di sedano, cinque o sei spicchi di Aglio, 
un mazzetto di Prezzemolo, tre o quattro foglie di Alloro, due o tre rametti di Rosmarino, 
uno o due Peperoncini, semi di Finocchietto, semi di Coriandolo, bacche di Ginepro, 
mezzo litro circa di Aglianico DOP, due Uova intere, 
tre o quattro cucchiai di Pecorino Canestrato di Moliterno IGP grattugiato, 
tre o quattro cucchiai di Strutto, un bicchiere di Olio EVO,
un cucchiaio di Conserva di Pomodoro e quattro cucchiai di Pomodori a pezzetti fatti in casa,
quanto basta di Pepe Nero, Noce Moscata, Sale grosso e fino 

Iniziamo subito con lo sgrassare e disossare le Selle ed aprirne ulteriormente la polpa con due tagli
traversi. Con gli ossi ricavati e scarti di coniglio prepariamo un brodo, partendo da freddo, aggiungendo Carota, Cipolla, coste di Sedano, due spicchi di Aglio e qualche ramo di Prezzemolo, non saliamo, lo faremo quando la zuppa è quasi del tutto assemblata. Le quattro cotolette, ottenute dalle selle, le poniamo a marinare con foglie di Alloro, rametti di Rosmarino, Peperoncini, semi di Finocchietto e Coriandolo,  bacche di Ginepro, due spicchi di Aglio e quanto basta di Aglianico del Vulture DOP per coprire a filo.
E' giunto il momento di pulire i funghi, i Lardari sono funghi che ancora non vengono coltivati, nascono abbastanza copiosi sotto i cespugli delle pinete umide dei litorali di Puglia e Basilicata, spingendosi fino ad una
molto limitata altitudine. Per dove nascono e crescono, per le lamelle, una certa viscosità della superficie e, bisogna dirlo, una raccolta non proprio accorta, sono un pochino sporchini, contrariamente alle regole, dopo il taglio delle punte dei gambi, ricche di terriccio, dopo una bella spazzolata e strofinata, hanno richiesto una fugace e velocissima sciacquata. Bisogna dire che, per la loro particolare tenacia e resistenza, il lavaggio non li rovina, è meglio però metterli subito a sgocciolare prima del taglio, altrimenti dell'acqua finirebbe per entrare e non c'è niente di peggio dei funghi annacquati, occorre cuocere troppo per togliere l'eccesso d'acqua e quindi rovinarli.
Intanto abbiamo preparato una sorta di Polpetta di Pane con una fettona di Pane di Matera relativamente raffermo messo ad ammollare in acqua, quindi strizzato e sbriciolato tra le mani, due uova intere, Pepe nero schiacciato malamente al mortaio, rischieremo di trovarne tra i denti, ci piace tanto, Noce Moscata direttamente grattugiata, le foglie di tre o quattro rametti di Prezzemolo e uno spicchio d'Aglio tritatissimi, una spruzzata di Vino Aglianico, il giusto sale e, per correggere la consistenza, che deve essere tenuta ma non troppo, mollica di Pane di Matera, preventivamente asciugata in padella. Lasciamo riposare l'impasto, si omogeneizzerà.
Ritorniamo ai funghi, li tagliamo in sei o otto spicchi e li trifoliamo con Olio EVO e due spicchi d'aglio, che facciamo riscaldare pian piano fino ad una leggera colorazione, alziamo la fiamma e vi rosoliamo i funghi con rapidità, vogliamo che restino ben umidi all'interno, quasi a fine cottura aggiungiamo il peperoncino e saliamo il giusto, spegniamo appena sono tornati a condimento.
Togliamo la carne dalla marinata, la stendiamo e la farciamo con una sorta di polpetta ovale dell'impasto di pane, avvolgiamo questi involtini, che in lucano si chiamerebbero Gliommarell, li leghiamo, il sistema lo trovate cliccando qui, e soffriggiamo molto dolcemente in una capiente terrina, quella che in dialetto lucano sarebbe a Tiane, con lo Strutto, preriscaldato pian piano con l'aglio recuperato dalla marinatura, verso la fine della doratura, aggiungiamo alcune polpette, fatte con l'eccesso del ripieno, appena anche queste sono ben cauterizzate, sfumiamo con parte del vino della marinatura filtrato, da cui preleviamo ed aggiungiamo anche alloro, rosmarino e peperoncino.
Appena del vino è rimasto solo il profumo ed il colore, aggiungiamo il brodo bollente, quasi a coprire gli involtini. Aggiungiamo anche, appena torna l'ebollizione con una fiamma bassissima, che appena la consente, la Conserva di Pomodoro disciolta in un mestolino di brodo, ancora, dopo un pochino, i funghi, a seguire, quasi alla fine dell'oretta di cottura necessaria al tutto, i Pezzetti di Pomodori dadolati. Questi devono servire più che altro ad aggiungere una nota di colore. La Conserva, a Cunserv, e i Pezzetti sono prodotti in casa, come lo stesso Strutto alla base di questa cottura, come lo facciamo lo troverete cliccando sui nomi degli stessi.
In questa maniera potremo avere una lenta ma pur sempre breve cottura della carne di coniglio, cotta già a sufficienza nelle soffritture. Sarà sufficiente una oretta per insaporirsi dal brodo e dal ripieno, che la manterranno comunque morbida.
Dopo l'aggiunta della sapida Conserva sarà bene fare un assaggio, dato che ci siamo sempre tenuti bassi, dovrebbe andar bene così, in ogni caso siamo ancora in tempo ad intervenire.
Nel frattempo abbiamo acceso la brace per Arruscér u Pen, abbrustolire il pane, lo facciamo e serviamo la Zupp d' Gliommarell du Cunigl e Fung in ciotole ben calde, accompagnata da magnifiche fettone di Pen d' Mater Arruscét.     


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20 novembre 2013

Frïzzüü cu Suc du Cunigl e Fung - Maccheroni con il Ferro al Sugo di Coniglio e Funghi

Mesi ideali per questo piatto: Ottobre, Novembre, Dicembre

E' arrivato il pacco di MangiareMatera! il Contest di cucina con ingredienti lucani curato da Teresa De Masi attraverso il suo blog foto/culinario Scatti Golosi



Facciamo festa! Come? ma con la pasta lucana delle feste, tanto da prevedere "addirittura l'uovo": 'l Frizzuu o Maccarun cu Frizuu cioè i Maccheroni fatti con il Ferretto, ne parliamo specificatamente qui.

              Un Primo Piatto per partecipare al Contest MangiareMatera nella adeguata categoria

Mettiamo subito alla prova con un esercizio stressante la Semola Rimacinata di Grano Duro Cappelli, dovrà essere in grado di darci un impasto che, malgrado un solo uovo per poco meno di un quarto di semola rimacinata, sia sufficientemente elastico da mantenere la forma ma anche plastico e consistente da riuscire a dargliela con un semplice gesto ed un elementare e primordiale attrezzo, un filo di ferro a sezione quadra di pochissimi millimetri.


Siamo sicuri di si, ricordando il massimo complimento che mia madre, figlia di quelle terre e di una famiglia che dal grano traeva il suo sostentamento e reddito, concedeva ad una semola che la soddisfacesse, accingendosi a fare Rasckatedd e Maccarun, diceva: Sembra Farina di Grano Cappello!
Si riferiva al re dei grani duri, il Senatore Cappelli. Chi era costui da meritarsi di dare il nome ad un grano? un poco poco di storia. Era un benefattore leggermente, solo un poco, quanto non guasta, tornacontista, allievo di una destra illuminata. Notevole proprietario terriero in Capitanata, nel periodo a cavallo tra l'800 e il '900, concesse dei terreni all'emerito genetista Nazzareno Strambelli, sperimentatore del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia, perché avesse la materia prima per concretizzare i frutti delle sue ricerche. Il senatore era certamente interessato a migliorare la qualità dei cereali, desiderava, giustamente, di mettere a miglior frutto i propri terreni, non lo fece però con spirito meramente egoistico. In effetti si servì di una struttura pubblica per i suoi fini ma pubblici furono anche i risultati. Tutto questo ci porterebbe a considerazioni sulla situazione odierna, non è questo però il contesto e men che meno lo scopo, ci vogliamo soddisfare il palato e lo stomaco non certo intossicarcelo. Ho comunque indicizzato i vari nomi, così da rimandarli ai riferimenti nella benemerita enciclopedia Wikipedia.


Il tempo necessario a preparare questo piatto per i classici quattro commensali è sicuramente quasi una intera mattinata, avendo a disposizione i seguenti ingredienti:

un buon mezzo Coniglio, circa un quarto di Aglianico DOC, un limone non trattato, 
quattro o cinque spicchi di Aglio, due Peperoncini, quattro o cinque foglie di Alloro, 
due o tre rametti di Rosmarino, una manciatina di Semi di Finocchio e Coriandolo, 
una Carota, una Cipolla dorata, una costa di Sedano, 
due cucchiai di Pomodori a Pezzetti fatti in casa, un mazzetto di Prezzemolo, 
quattro etti di Semola Rimacinata di Grano Duro Senatore Cappelli di VeroLucano, 
due uova fresche, mezzo chilo di Funghi Lardari, 
mezzo bicchiere abbondante di Olio Extra Vergine di Oliva, 
mezza bottiglia scarsa di Salsa di Pomodoro fatta in casa, 
mezzo cucchiaio di Conserca di Pomodoro fatta in casa, 
un pizzico di Pecorino Canestrato di Moliterno IGP grattugiato,
quanto basta di Sale fino e grosso

Abbiamo in casa del buon coniglio. Generalmente la carne bianca non ci dispiace e, sicuramente, potrebbe essere un ingrediente per un pranzo festivo di un autunno lucano, quando le scorte del
maiale sono agli sgoccioli e di carne bovina neanche a parlarne.
Al mercato abbiamo anche trovato una rarità per Bari, è infatti la prima volta in sette anni che li vediamo, degli eccellenti funghi Lardari, proveremo a farne qualcosa di buono.
In cantina c'è qualche bottiglia di Aglianico DOC, credo proprio che l'antico Ellenico, così caro ad Orazio, ci potrà aiutare.

Sezioniamo il coniglio ricavando vari pezzi, a questa ricetta destineremo della polpa ed alcuni ossi, la prima la dadoleremo, con i secondi faremo un brodo piuttosto ristretto.
La carne la mettiamo a marinare in Aglianico, zeste di limone, aglio, peperoncino, alloro, rosmarino, finocchietto, coriandolo e una mangiatina di Sale Grosso, quale? quello del mare.
Una buona marinatura arricchisce di sapore le carni e, nel caso del coniglio o selvaggina, contribuisce, insieme ad una cottura speziata, a togliere quel che di selvatico, causa spesso della scarsa immediata accoglienza del suo gusto.
Con carota, cipolla, aglio, sedano, qualche pomodoro a pezzetti, conservati da noi, e prezzemolo, partendo da freddo, mettiamo a fare un classico brodo con gli ossi per niente ben scarnificati, non saliamo, lo preferiamo neutro per usarlo a nostro piacimento senza impedimenti.
Mentre Rita impasta circa quattro etti di Semola Rimacinata con due uova medie, l'occorrente acqua, aggiunta poco per volta, per una consistenza finale piuttosto soda ed un pizzico di Sale fino, la provenienza? quella di prima; l'impasto come al solito, lo mette a riposare per una buona mezz'ora, acquisterà omogeneità, dicevo "mentre Rita impasta . . ." ho mondato i funghi, facendogli "vedere" l'acqua il minimissimo indispensabilissimo, proprio perché questi funghi selvatici, fra lamelle, terriccio ed una loro naturale viscosità, lo sporco se lo tirano ma come tutti i funghi anch'essi non andrebbero lavati. Puliti, li lascio scolare molto bene, mettendoli in posizione adatta, quindi vanno tagliati in sei o otto pezzi, sono funghi molto sodi e coriacei, non restringono molto, come si suol dire, fanno fare bella figura. Li ho quindi trifolati in abbondante Olio Extra Vergine di Oliva, steli di prezzemolo ed abbondante aglio affettato, prelevato dalla marinata, in fine una giusta salatura, come? non mi ripeto!
Preleviamo ora la polpa del coniglio dalla marinata e filtriamo il vino, vi rilaviamo la polpa, cercando di eliminare il più possibile di semini e rifiltriamo l'Aglianico, verrà buono per sfumare carne e funghi.
Solleviamo i funghi quasi cotti, lasciando abbondante e già ben saporito condimento in cui soffriggiamo la carne, che essendo dadolata, cuocerà subito, rimettiamo i funghi ed appena il tutto sfrigola sfumiamo con il vino, aggiungiamo anche le foglie di alloro ed il peperoncino, usati nella marinata. Stiamo cucinando volutamente in una padella in alluminio molto ampia sul fornellone della cucina, vogliamo che la cottura sia rapida, le evaporazioni veloci, questo contrariamente alle nostre abitudini, cotture lentissime in terrine su fuochi flebili. Vogliamo evitare che coniglio e funghi diventino stoppacciosi e ci riusciamo.
Rita intanto fa il sottofondo musicale con il suo frullare d'ù Frizzuu, il ferro dei maccheroni, su ù Sckanatur, sulla Spianatoia, facendo diventare pasta l'impasto. La fa per tempo, se i maccheroni, tutti belli allineati e scostati tra loro, si asciugheranno un pochino, sarà più facile che in cottura mantengano la loro forma.
Finalmente evaporato anche il vino abbiamo aggiunto della salsa di pomodoro ed un cucchiaio di conserva, poco di entrambe, il minimo indispensabile per dare una bella colorazione. La salsa, come la conserva, è quella che ogni estate, al culmine della maturazione dei pomodori, facciamo in casa, è salata il giusto, magari la conserva un po' di più, molto dense entrambe, la salsa stenta ad uscire dalle bottiglie e la conserva si può dire solida, crediamo che l'acqua di vegetazione debba tornare al mare o in cielo. Il procedimento, collaudato da decenni nostri e di chi prima lo faceva per noi, lo trovate qui e qui. Come parte liquida aggiungiamo due mestoli del ristretto e saporitissimo brodo, in uno abbiamo disciolto la conserva, dopo un po' assaggiamo, bisogna decidere su salinità e piccantezza, è il momento decisivo.
Intanto l'acqua per la pasta viene a bollire, buttiamo i Frizzuu, saliamo ed appena salgono a galla sono pronti ad essere passati, prendendoli con un ragno, nella salsa. Ne correggiamo la liquidità con del brodo. In due minuti di dolce rimestamento la pasta è cotta, la consistenza della salsa è giusta, impiattiamo e serviamo con una spolveratina di Canestrato Pecorino di Moliterno IGP.


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