La dieta si fa contenendo le quantità non la qualità
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1 ottobre 2013

Strascinati di Misckiglia con Seppia ripiena di Melanzana Rossa

Mesi ideali per questo piatto: Luglio, Agosto, Settembre

Strascinati di Misckiglia con salsa di Seppia Ripiena di Melanzana Rossa di Rotonda

Giretto in Lucania















Questa ricetta è estrapolata dal Piatto Unico Giretto in Lucania, unicamente per chiarezza, chi volesse realizzare solo una frazione del tutto si potrebbe trovare in difficoltà e desistere, veniamogli incontro.

Oltre ad almeno tre orette, per questo piatto, preparato per quattro commensali di buon appetito, occorrono i seguenti ingredienti:

tre etti e mezzo di Farina di Misckiglia, quanto basta d'acqua, un pizzico di sale fino,
due Seppie per un totale di sei etti almeno, due Melanzane Rosse di Rotonda medie, qualche pomodoro maturo, un mezzo bicchiere di Olio EVO,
due o tre fettone di Pane di Matera DOP, una buona bottiglia di salsa di pomodoro, 
un ciuffo di basilico, un ciuffo di prezzemolo, due cucchiai di Canestrato Pugliese o Lucano,
due uova, due spicchi di Aglio, uno o due Peperoncini, quanto basta di Sale fino e grosso, 
quanto basta di Pepe nero macinato al momento 

Tre ore per i ritmi moderni potrebbero sembrare tanti ma, considerato che sono compresi i tempi per fare la pasta fresca ed alla fine abbiamo il classico Primo e Secondo dei tipici pranzi all'italiana, non mi sembrano neanche tanti. Questa pasta vorreste sostituirla con qualcosa di comprato? Non lo farei, tenterei l'avventura, ma, se proprio si deve, prenderei degli gnocchi, avrebbero quella pastosità di questi Strascinati di Misckiglia.
La Farina di Misckiglia si potrebbe acquistare già pronta per corrispondenza o recandosi nella piccolissima zona della Lucania, ai piedi del Pollino, dove viene regolarmente prodotta, ne parliamo diffusamente qui e qui. Noi abbiamo preso l'abitudine di farcela da soli miscelando in questo caso per ottenere 350 gr circa, un etto di Semola rimacinata di Grano Duro Senatore Cappelli, settanta grammi di Farina 0, e mezz'etto di farine di Avena, di Orzo, di Ceci e di Fave, senza fare, come si suol dire, i farmacisti, sono prodotti nati da e per il popolo, nelle case non c'era la bilancia e s'andava a cucchiai, bicchieri, manate, ecc . . .
La prima cosa da fare è impastare questa farina, il metodo è quello classico della fontanella, l'aggiunta graduale d'acqua, l'impasto, inizialmente in punta di dita e poi a piene mani, avvertirete subito che la presenza dei legumi non faciliterà il compito, ma alla fine si otterrà un impasto abbastanza simile all'abituale. Se proprio non ve la sentite, non avete tempo, ecc . . . il piatto riuscirà altrettanto bene se utilizzerete solo Semola Rimacinata, perderete soltanto il gusto e la ricchezza alimentare particolari di questa farina. L'impasto, come al solito va messo a riposare.
Ricaviamo la mollica da due delle fette di Pane di Matera, il resto lo mettiamo a spugnare in acqua, la mollica la riduciamo in grossolane briciole a mano. Untiamo una padella con Olio EVO, la riscaldiamo e vi asciughiamo la mollica condendola con aglio e peperoncino, abbrustolito su fiamma, trituratissimi, quando il pane è ben asciutto, appena colorato, lo lasciamo raffreddare, togliendolo dalla padella, brucerebbe, e lo condiamo con Peperone Cruscko (cruscko significa che è fritto velocemente in olio non caldissimo) di Senise frantumato e Pomodori Cietticàle di Tolve tagliati molto sottilmente, questi sono più difficili da trovare, cercateli, ne vale veramente la pena, altrimenti usate pomodori secchi, non è la stessa cosa ma facciamo di necessità virtù, amalgamiamo tutto e lasciamo a riposare, di questo ne prepariamo in abbondanza, può servire a tante cose, oltre ad essere il formaggio dei poveri, immaginate ad impanare fritti ed arrosti . . .
Passiamo ora a preparare le Melanzane Rosse di Rotonda, laviamole, dadoliamole, saliamole e
facciamone scolare l'acqua di vegetazione con una parte del loro amaro, non molto però, in questa ricetta è bene che ne resti, le seppie sono tendenzialmente dolci, noterete in tutto questo che tra i tanti pregi di queste strane e bellissime melanzane c'è anche quello di non annerire. Se proprio non trovate queste melanzane usate delle melanzane normali ma non fatele scolare, conserveranno quel poco d'amaro.
Nel frattempo puliamo le seppie, volendo l'arrizziamo, ma per questa preparazione non è del tutto necessario, nel piatto originale l'abbiamo fatto, dovendolo fare per le piccole ed il polpo da mangiare crudi ed allora essendo in ballo abbiamo ballato. Le sezioniamo, lasciando integro solo il corpo e la corona dei tentacoli corti, togliamo anche le ali.
Mettiamo a scaldare dolcemente una decina di cucchiai d'olio in una padella con due spicchi d'aglio schiacciati, un peperoncino e del prezzemolo sano, anche gli steli, appena l'aglio inizia a colorarsi vi soffriggiamo la seppia tranne il corpo, appena qualche minuto e l'alziamo scolandone bene l'olio in cui soffriggiamo il trito di melanzana con l'aggiunta di una dadolata di pomodori finché torna a condimento, solleviamo, scolando anche questa volta per bene. Tritiamo il soffritto di seppia, tranne la corona di tentacoli se intendiamo usarla per guarnire, mischiamo con il trito soffritto di melanzane, da cui abbiamo eliminato aglio prezzemolo e peperoncino, aggiungiamo il pane ammollato e strizzato, due uova, pecorino grattugiato, prezzemolo tritatissimo, aggiustiamo di sale, correggiamo la consistenza con della mollica di pane asciugata, messa da parte senza peperone e pomodoro. La consistenza dovrà essere di una polpetta un pochino molle, lasciamo a riposare una mezz'oretta.
 

Ci dedichiamo ora a ricavare gli strascinati dalla pasta ben riposata, non sapete come si fa, guardate qui.
Nel frattempo riempiamo le seppie con il ripieno riposato, se ne avanza, facciamoci delle polpette aggiungendo solo un pochino di pangrattato per renderle più sode. Diamo consistenza alla seppia con due spiedini, non la riempiamo troppo perché in cottura si restringerà al contrario del ripieno che tende ad aumentare di volume. Mettiamo in un tegame a pareti più alte l'olio già utilizzato prima e ben insaporito, lo scaldiamo e vi lasciamo a soffriggere per qualche minuto le seppie ripiene, con le eventuali polpette ed i tentacoli, aggiungiamo la salsa di pomodoro, dopo un po' solleviamo tutto e lasciamo che che la salsa si cucini a fiamma bassissima, fino ad addensarsi come un normale ragù.
Ora è tutto pronto non ci resta che bollire la pasta in abbondante acqua salata, ripassarla in un po' di salsa, fare uno specchio della stessa e sistemarvi sopra pasta ed una o due fettone di seppia. Una spolverata di mollica di Pane di Matera asciugata e condita, una spolverata di prezzemolo tritatissimo ed un filo d'olio crudo a completare l'opera.

9 settembre 2013

Giretto in Lucania


Questa ricetta per il piacere di "giocare" con prodotti lucani attraverso un tema ben preciso, utilizzare almeno un pesce tra questi:
Mormora, Seppia, Cefalo, Gallinella, Sauro, Pesce serra, Sciabola o bandiera, Triglia Agostinella, Polpo, Pettinessa, Palamita, Rombo e Lucerna o Pesce Prete.
Tutti pesci di cui il mare lucano è particolarmente ricco e che consentono, per la loro presenza in generale, i loro rapidi cicli riproduttivi e di accrescimento, una pesca sostenibile, una pesca cioè che si limiti al prelievo dei soli interessi, lasciando sufficientemente integro il capitale di riproduttori.
Altra regola del "gioco" è l'utilizzare uno dei dieci prodotti tipici lucani, contenuti in un generoso pacco speditoci ad hoc dall'organizzazione del Contest "IoChef" costituita dall'Amministratrice Teresa de Masi e Giustino Catalano, responsabili rispettivamente dei siti Scatti Golosi e Di Testa e di Gola (cliccate per scoprirli se non l'avete già fatto, credetemi ne vale la pena). In questo pacco ho trovato con rinnovato piacere vecchie conoscenze e cose nuove, solo di alcune avevo sentito parlare, mea culpa, devo proprio rimettermi a studiare, questa è la dimostrazione che mi sto arrugginendo o che in Basilicata si stanno proprio muovendo e bene, riscoprendo e proponendo.
Sarete curiosi di sapere quali siano questi prodotti, ecco qui l'elenco, cercateli, chiedeteli, ne vale proprio la pena, sono prodotti che accendono la fantasia perché vanno a toccare corde ormai in letargo per questa massificazione e livellamento verso "il saporito ma non troppo", che non disturbi alcuni palati delicati, non abituati, direi ineducati e che faccia pian piano diventare tutti come gli "alcuni".

Ecco i Magnifici Dieci della Terra Lucana: 
Pane di Matera IGP
Olio evo di Oliva Majatica Tenuta Zagarella
Pomodoro Secco di Ciettaicàle di Tolve
Ficotto di Pisticci
Peperone  Cruscko di Senise I.G.P.
Melanzana rossa di Rotonda DOP 
Fagioli di Sarconi IGP 
Ceci Neri di Pomarico
Cacioricotta lucano
Crema di Melanzana rossa di Rotonda DOP 

Chi dobbiamo ringraziare per tutto questo? La F.I.C. la Federazione Italiana Cuochi o meglio la URCL, acronimo della Unione Regionale Cuochi Lucani, che ne organizza il 27° Congresso Internazionale a Metaponto (MT), un tema del congresso sarà, appunto, la pesca sostenibile.

Per me la Basilicata è legata a ricordi tra i più belli. I miei genitori erano lucani, quindi s'andava lì a trovare nonni, zii e cugini; in quei paesini godevo della massima libertà, negata a Taranto per ovvi motivi. Da adulto e con famiglia, per anni ho trascorso le vacanze al mare sulla sua costa Jonica. Finché le ragazze hanno fatto le ferie con noi avevamo una roulotte fissa in un campeggio a Scanzano Jonico e in sostanza, con la chiusura delle scuole, la famiglia vi si trasferiva, tranne che per una parte d'agosto che, essendo in ferie anch'io, s'andava in giro per l'Europa. Infinite volte ci siamo poi tornati in camper per fine settimana o vacanze anche più lunghe.

Per questa preparazione m'ha guidato il ricordo dei pasti nei paesi d'origine di mia madre e mio padre, rispettivamente Colobraro (MT) e Teana (PZ), paesini dell'estremo sud della Lucania.
Mentre nonna e zie preparavano gli immancabili Rasckatelli di semola rimacinata di grano duro, pasta strascinata con il dito indice coricato, noi cuginetti, elettrizzati dalle novità, non ci saremmo quietati certo se non c'avessero promesso . . . le Pitte di Tino, nient'altro che un po' di quell'impasto, formato particolarmente, fritto e "arricchito" di zucchero o sale. Se fossimo stati a Teana probabilmente i Rasckatelli sarebbero stati di Farina di Misckiglia, un miscuglio di cinque o sei farine di graminacee e legumi. In estate non sarebbero mancate "teane d' murignan chien", tegami di melanzane ripiene della loro polpa, pane, uovo e formaggio pecorino. Non sarebbe mancato un piatto, coperto da un canovaccio candido, che, sollevato, avrebbe rivelato formine di cacioricotta, unico formaggio estivo, di varia consistenza. In inverno ci sarebbero stati i fritti di frutta e verdure tra cui i Pupacc sikk frijut, i Peperoni Secchi fritti in pastella. Per il nostro arrivo s'era sicuramente fatto, in casa come tutto il resto, il Pane Fresco, rigorosamente di Grano Duro, probabilmente Senatore Cappelli, impastato con Lievito Madre e, dopo una lunga lievitazione, cotto in forno a legna, prevalentemente di quercia. Con l'occasione dell'accensione del forno si sarebbero preparate tante altre belle cose, tra cui Falaoni e con l'impasto anche qualche Falaunell dolce e fritto.
Provenendo da Taranto, cosa avremmo potuto portare?
Sicuramente cozze e pesce, prevalentemente di quello senza spine, data la ben nota abilità dei montanari nel mangiare pesce, quindi Seppie e Polpi, pertanto l'occupazione principale di mia madre sarebbe stata la loro preparazione, del resto era l'unica capace di farlo. Anche se da Colobraro, finanche da Teana, si vede il Golfo di Taranto, il mare per loro era sempre stata una entità astratta, ignota ed oscura. Da ragazzo spesso era argomento di conversazione, molti miei coetanei mi domandavano come fosse fatto, era veramente salato? si poteva camminare per decine e decine di metri senza che l'acqua arrivasse alla bocca? all'orizzonte non finiva? continuava? ecc . . .
Cosa ci si può aspettare dal popolo di una regione montagnosa, che chiama "jumar" il fiume, e con solo 70km di costa marina, circa 40 ionica e 30 tirrenica. Quella ionica, fino alla metà dello scorso secolo, un unico grande bosco, allagato per la maggiore parte dell'anno, ancora oggi, pur ridotto ad una misera parte, il più grande bosco di pianura d'Europa, covo un tempo di malaria e briganti, senza neanche un paese che fosse bagnato dal mare e quella tirrenica con un unico, peraltro stupendo paesino, Maratea. Dal mare? solo guai, saraceni e turchi, gli antichi quartieri di alcuni di quei paesi si chiamano ancora "Ravtan", Rabatana come Rabat. Parlo ovviamente di tanto tempo fa, ora le cose sono cambiate, migliorate?
Allora il mio piatto non poteva che ispirarsi a questi ricordi, è un giro di alcune di queste esperienze con qualche mistificazione e contaminazione, cucina fusion tra Puglie e Lucania! Un piatto unico da consumare in senso orario.
  1. in alto a sinistra, Pitte di Tino di Farina di Misckiglia (Avena, Fave, Ceci, Orzo, semola di Grano duro Senatore Cappelli, Farina 0)
  2. Seppiolina e Polpo crudi arricciati e conditi di Olio evo Tenuta Zagarella, ecc . . . 
  3. Bicchierino di vino rosato secco
  4. Strascinati di Misckiglia conditi con salsa di Seppia e Melanzana Rossa, spolverati di Pane di Matera, Peperoni di Senise e Pomodori Secchi di Ciettaicàle, ecc . . .
  5. Seppia ripiena di Melanzana Rossa, Pane di Matera, ecc . . .
  6. Ravioloni a mezzaluna di Misckiglia ai Fagioli di Sarconi, Pane di Matera, Cacioricotta Lucano, Ficotto di Pisticci, ecc . . .
  7. Melanzana Rossa di Rotonda ripiena di Pane di Matera, Seppia, ecc . . . 
  8. Ravioloni (Falaunell) di Misckiglia ripieni di Ceci Neri di Pomarico, Pane di Matera, Ficotto di Pisticci, ecc . . . fritti ed intinti in Ficotto di Pisticci
Abbiamo utilizzato nove dei dieci prodotti tipici, siamo stati tentati di aggiungere un crostino di Pane di Matera, spalmato con Crema di Melanzana Rossa, unico escluso, ma c'è sembrato d'esagerare.

Questi gli ingredienti per preparare tre di questi piatti unici.
Per i ripieni dei Ravioli:
un etto Ceci Neri di Pomarico, settanta grammi di Fagioli Panzaredda di Sarconi IGP, 
due foglie Alloro, mezzo spicchio d'Aglio, 
quattro cinque cucchiai di Cacioricotta Lucano, mezzo Peperoncino Piccante, 
una decina di cucchiai di Ficotto di Pisticci, la mollica fine di Pane di Matera IGP, 
mezzo bicchierino di Rum invecchiato, un cucchiaino di polvere di Cannella, 
tre chiodi di Garofano, circa mezzo cucchiaino di grani di Pepe Nero,
un mucchietto di Pinoli, un pugnetto di Uva sultanina
Per la Mollica di Pane di Matera
la mollica di due grosse fette di Pane di Matera IGP, 
un cucchiaio di Olio Extra Vergine d'Oliva Materana Tenute Zagarella, 
mezzo spicchio di Aglio, un Peperoncino Piccante, 
quattro o cinque Peperoni Cruscki di Senise IGP, mezza bustina di Pomodori Ciettaicàle di Tolve
Per la Farina di Misckiglia e la Pasta:
un etto di Semola rimacinata di Grano Duro Senatore Cappelli, settanta grammi di farina 0, 
 50 gr di farina di Avena, 50 gr di farina Orzo, 50 gr di farina di Ceci, 50 gr di farina di Fave,
 quanto basta di Sale fino, un Bianco d'uovo
Pesce:
una Seppia di tre o quattro etti, tre Seppioline, un Polpo di tre o quattro etti
Varie:
tre Melanzane Rosse di Rotonda, una fettona di Pane di Matera di qualche giorno,
tre quarti di Pomodoro San Marzano rosso e maturo, un ciuffo di Basilico a foglia piccola, 
un mazzetto di Prezzemolo, tre grossi cucchiai di Canestrato Pecorino, un Uovo, 
una decina di cucchiai di Olio Extra Vergine d'Oliva Materana, Strutto per friggere,
Limone non trattato, due spicchi d'Aglio, un Peperoncino, Sale Fino e Grosso 

Iniziamo col mettere a bagno i Ceci Neri di Pomarico, per esperienza, i ceci neri, perché diano il meglio di se, loro che hanno sempre un sapore prorompente e deciso, hanno bisogno di lunga cura in acqua salata e tiepida. Abbiamo pertanto deciso di farlo circa venti ore prima di metterli in cottura.
Dopo qualche ora abbiamo messo a bagno in semplice acqua i rosei Fagioli di Sarconi IGP della qualità Panzaredda, per questi saranno sufficienti 12 ore di ammollo.
Tradizionale cottura dei legumi in coccio
Il giorno dopo ma il giorno prima dell'esecuzione della totale preparazione, abbiamo effettuato la cottura dei legumi.
I ceci, scolati e sciacquati, cuoceranno in semplice acqua fredda con la sola aggiunta di una foglia di Alloro.
I fagioli, scolati e sciacquati, cuoceranno in acqua fredda con aggiunta di un mezzo spicchio di aglio ed una foglia di alloro.
La cottura per entrambi avverrà a fiamma bassissima con una ebollizione appena percettibile. Abbiamo sempre tenuto a portata di mano un pentolino con acqua bollente, pronta per eventuali aggiunte, riscaldata sovrapponendolo ai tegamini dei legumi. Date le quantità minime non abbiamo potuto procedere come nostra abitudine in pentole di coccio, recuperando il calore disperso. Se fossimo stati in inverno, questo sarebbe accaduto nel camino.
I vantaggi di questa procedura sono tanti; primo fra tutti un risparmio energetico, l'acqua riscaldata troverà sempre molteplici applicazioni in cucina, secondo, come detto, avremo sempre acqua a giusta temperatura per le eventuali aggiunte, terzo l'acqua che condensandosi ricadrà nei legumi sarà a temperatura superiore che con un semplice coperchio, ultimo, ma non per importanza, la temperatura dell'aria contenuta tra la superficie in cottura e, diciamo, il coperchio, sarà sempre ottimale, con evidenti vantaggi.
Questi legumi hanno richiesto una cottura di tre ore o poco più.
Nel mentre abbiamo proceduto a sminuzzare con le mani la mollica di tre fettone di Pane di Matera IGP un pochino raffermo, l'abbiamo poi asciugata in una padella appena unta con un cucchiaio scarso di Olio Extra Vergine d'Oliva Materana delle Tenute Zagarella; quando è stata ben asciutta ne abbiamo messo da parte una metà circa, il restante l'abbiamo condito con uno spicchio d'aglio ed un Peperoncino Piccante, abbrustolito sulla fiamma, tritatissimi entrambi, a fuoco spento abbiamo poi aggiunto quattro o cinque Peperoni Cruscki di Senise frantumati e cinque o sei Pomodori Ciettaicàle di Tolve tagliati sottilissimi, rimestando ben bene perché s'impregnassero l'uno dei sapori dell'altro, il riposo farà il resto.
A cottura ultimata i legumi sono stati separatamente scolati, conservandone il brodo, ed accuratamente schiacciati con una forchetta fino ad ottenere una purea omogenea, che è stata poi miscelata, per i fagioli con quattro o cinque cucchiai di Cacioricotta Lucano grattugiato, Peperoncino sminuzzato, due o tre cucchiai di Ficotto di Pisticci, mollica sminuzzata ed asciugata ma non condita di Pane di Matera per correggere la consistanza, è stata necessaria una correzione di sale, il suo gusto dovrà conservare una tendenza al salato; la purea di ceci è stata invece miscelata con sei o sette cucchiai di Ficotto, mezzo bicchierino di Rum invecchiato, polvere di Cannella, tre chiodi di Garofano schiacciati al mortaio insieme a meno di mezzo cucchiaino di Pepe nero, la consistenza è stata poi corretta con mollica di Pane di Matera, non condita, il suo gusto deve essere tendente al dolce ma un dolce che consenta di distinguere i sapori, il ficotto risulta essere il dolcificante ideale con il profumo di fichi, la dolcezza discreta del fruttosio naturale e la nota amara della sua caramellizzazione.

Il mattino della preparazione totale come prima operazione abbiamo proceduto ad impastare la Farina di Misckiglia con semplice acqua a temperatura ambiente ed un pizzico di sale fino, partendo dalla classica "fontanella" in cui s'è versata poca alla volta l'acqua, che, in punta di dita, è stata mischiata alla farina, s'è poi impastato vigorosamente con entrambe le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo, che è ancora migliorato con il riposo di una oretta, ben coperto. Questo impasto, per le caratteristiche stesse dei componenti, risulterà poco elastico e facile ad asciugarsi in superficie.
Nel frattempo laviamo le melanzane, ne svuotiamo tre, lasciando un sottile involucro e tenendo da parte l'interno e la parte superiore con il picciolo. Tutto viene salato abbondantemente e posto a scolare, il liquido porterà via l'amaro.
Passiamo ora a pulire il Polpo, lavandolo bene dopo aver rivoltato la testa ed asportato le interiora, occorre anche togliere gli occhi ed il rostro, posto al centro dei tentacoli; puliamo la grossa Seppia, togliendo l'osso, le interiora, gli occhi, il rostro e salvando la vescichetta del nero, non resta che pulire le tre Seppioline con estrema accortezza, sono estremamente delicate.
Il Polpo va sbattuto, battuto e cullato, si arriccerà, diventando tenero e croccante così da poterlo mangiare crudo. Se ne voleste sapere di più su questo procedimento, che a Bari si chiama "Arrzzà", vi suggerisco di leggere i nostri posts scritti in proposito, basta cliccare qui.
Le Seppie vanno agitate in acqua salata e ghiacciata e, poi, cullate, diventando anch'esse "scrocchiarelle" e gustosissime da mangiar crude le piccole, dette a Bari, Allievi, e più facili da cucinare la grande.
Per ulteriori ragguagli potete consultare il post relativo ai Calamari Palla, semplicemente cliccando.
Sezioniamo la seppia, riserviamo il corpo sano alla imbottitura e la corona dei tentacoli alla guarnizione delle Melanzane Rosse ripiene, le alette, i tentacoli lunghi e la parte interna della testa sarà riservata al ripieno.
Del polpo consumeremo in questa preparazione solo alcuni tentacoli, con le Seppioline arricciate andiamo a dare una moderatissima marinatura, una mezz'oretta prima d'impiattare, ponendole in una coppetta con dell'Olio di Matera, una spolverata di Pepe Nero e di giallo grattugiato di Limone. Per preservarne al massimo l'arricciatura, la consistenza e con essi il piacere al palato, la coppetta era stata tenuta in freezer ed ora sarà conservata in frigo coperta da una pellicola e nella zona più fredda, meglio se in una coppetta più grande con ghiaccio e acqua.
Mentre io mi occupavo di "trattare" a dovere seppie e polpo, Rita, mia moglie, chi ci legge sa che il nostro blog è un sodalizio, si dedicava al resto. Ha innanzitutto preparato i Pomodori, rossi e maturi, per farne la salsa passandoli dopo averli mondati di semi, parte centrale e attacco del picciolo. E' poi passata alla preparazione del ripieno, lo stesso sia per le melanzane che per la seppia, preparando un soffritto in abbondante olio materano, due spicchi d'aglio schiacciati, un peperoncino, privato dei semi e steli di prezzemolo, l'olio s'è scaldato ad una fiammella flebilissima fino al moderato imbiondimento dell'aglio, a questo punto è stato ripulito tranne che del peperoncino, una metà abbondante d'olio è stata messa da parte, nel rimanente, alzata la fiamma al massimo, si sono soffritte ben bene le parti della seppia tranne il corpo, alzata la seppia, vi si è soffritta la polpa delle melanzane, sciacquata, ben strizzata per asportare il liquido e con esso l'eccesso d'amaro e sale, tornate che sono a condimento s'è lasciato cuocere un po' con l'aggiunta di due pomodoro dadolati.
La polpa delle melanzane e la seppia soffritta, tranne la corona di tentacoli, tolto il peperoncino, sono poi state tritate grossolanamente, mischiati ad un uovo, mollica di pane di Matera raffermo, bagnata e strizzata, due cucchiai di Canestrato Pecorino grattugiato, prezzemolo tritatissimo, si è corretta la consistenza aggiungendo Mollica di Pane di Matera, semplicemente asciugato e messo da parte il giorno prima. Con questo composto, dopo il riposo di una mezz'oretta ed una aggiustatina di sale, si sono riempite seppia e melanzane rosse, precedentemente ben scolate, asciugate e fritte in Olio Extra Vergine Materano, frittura moderatissima, facendo andare l'olio all'interno, vogliamo che i magnifici colori di questa Murignana a Pummador restino inalterati. Contemporaneamente si friggono anche le sommità delle melanzane con il loro picciolo, che non dovrà mai toccare l'olio.
 

Finalmente il piatto comincia a prendere le prime forme, riempiamo melanzane e seppia, ci teniamo bassi, sia le melanzane che, ancor più, la seppia, in cottura si restringono mentre il ripieno aumenta di volume; si deve fare in modo che la seppia risulti ben piena e che le melanzane lascino il posto ai tentacoli; per aiutare la seppia a mantenersi in forma la si è sostenuta con tre spiedini posti per traverso, da togliere prima di impiattare. Soffriggiamo moderatamente per qualche minuto la seppia nell'olio del soffritto, messo da parte precedentemente, in una padellina piccola, che la faccia affondare un pochino. Nell'olio, ulteriormente insaporito e posto in una capiente terrina, si verserà la salsa di pomodoro con basilico e prezzemolo in rami sani per poterli asportare quando, ben cotta, accoglierà, per la cottura finale di una decina di minuti, seppia e melanzane rosse ripieni, parti sommitali delle stesse e tentacoli. Una parte di questa salsa sarà addizionata separatamente con alcune gocce di Nero di Seppia, fino ad assumere un bel colore nero, e con esso cuocerà qualche minuto. Entrambe andranno assaggiate ed aggiustate di sale e piccante con l'eventuale ausilio del nostro Olio Santo
Tutto questo dedicando i ritagli di tempo alla tostatura lieve dei pinoli, all'ammollo in Rum invecchiato dell'uva sultanina e, principalmente, alla pasta
Come detto questo impasto tende facilmente ad asciugare, restando umido all'interno, va quindi lavorato in piccole parti, lasciando il resto ben coperto, se occorresse, anche da un canovaccio inumidito, posto a copertura del recipiente. Si fanno innanzitutto degli spaghettoni, spessi quanto un mignolo, che, con l'ausilio della lama di un coltello, la sferra, diventano nelle sapienti mani di Rita, Strascinati, molto simili in tutto e per tutto, ai Rasckatelli, i lucani mi perdonino, la pasta principale della terra lucana, specialmente delle zone di buona parte dei prodotti propostici.


 

Pitta di Tino
Un pezzo di questa pasta sarà anche dedicato alle benaugurati, per la forma, che richiama l'infinito, Pitte di Tino, facendone uno spaghettone, piegandolo e schiacciandolo con il mattarello. Queste vanno fatte per tempo, un pochino di riposo non può che fargli bene prima della frittura nello Strutto, fatto in casa, ben caldo, solo qualche minuto prima dell'impiattamento.


Un'altra parte d'impasto è stato steso a formare una sfoglia relativamente sottile, il massimo consentito dalla sua anomalia, si è infatti ricorso all'ausilio di copiosa farina e due fogli di carta da forno, tra i quali è stata completata la stesura. Dalla sfoglia si sono ottenuti dei dischi dal diametro di circa sette centimetri, che, ripiegati, hanno accolto il ripieno ben riposato, essendo stato preparato ieri, a base di Fagioli di Sarconi, formando così i Ravioloni. Sono stati tagliati anche dei dischi di circa cinque centimetri, che, sovrapposti, ci hanno dato i Falaunell, ravioloni tondi, ripieni di composto ai Ceci Neri di Pomarico, prima di chiuderli in ognuno di questi si sono aggiunti due o tre pinoli tostati e quattro o cinque acini d'uva sultanina, rinvenuta in rum invecchiato.
Per assicurarci della tenuta delle chiusure le parti sono state spennellate con bianco d'uovo e schiacciate con i rebbi di una forchetta.
Queste paste, una decina di minuti prima di impiattare, subiranno delle sorti diverse, i rasckatelli ed i ravioli a mezzaluna bolliti separatamente in abbondante acqua salata, i ravioli rotondi o 
falaunell, fritti in Strutto ben caldo e profondo. Anche i condimenti saranno diversi.
Gli Strascinati ripassati moderatamente in salsa rossa ed impiattati su uno specchio della stessa, con essa anche moderatamente conditi da sopra, sparsi di Mollica di Pane di Matera, preparata il giorno prima, e condita con Aglio, Peperoncino abbruciato, Peperoni Cruscki e Pomodoro secco di Cettaicàle; sullo stesso specchio di salsa poggeremo una spessa fetta di Seppia Ripiena.
I Ravioloni a mezzaluna posti su uno specchio di Salsa al Nero con al fianco la meravigliosa Melanzana Rossa Ripiena, guarnita con i tentacoli di seppia e la sommità della melanzana.
Su tutto sarà sparso profumatissimo prezzemolo tritatissimo al momento ed un avvolgente filo d'Olio crudo Materano di Oliva Majatica Tenuta Zagarella.
Seguono, a chiusura, i Falaunell ai Ceci Neri intinti in Ficotto di Pisticci, che conferirà un dolce gradevole e non stucchevole grazie alla sua base di caramellato.
Tutto questo costituirà la metà destra del piatto a partire dal bicchierino di vino rosato secco. Le due diverse salse essendo costituite dalla stessa base non creeranno problemi, venendo a contatto.

Alla sinistra ci saranno la seppiolina ed il tentacolo del polpo arricciati e poi le Pitte di Tino condite solo di qualche granello di sale. I baresi duri e puri inorridiranno a veder condito il loro "Crudo di mare", per loro "solo al naturale", massimo una strizzatina di limone al momento. Bisogna rinunciare a qualcosa per avvicinare i neofiti, piccoli passi.

Alcuni particolari di Pitte di Tino, Allievo (Seppiolina) e Tentacolo di Polpo, Seppia Ripiena, Strascinati, Ravioloni ai Fagioli, Melanzana Rossa Ripiena, Falaunell (Ravioloni tondi) ai Ceci Neri


 

 


5 ottobre 2012

Peperoni Topepo Ripieni di Melanzane Rosse

Canuònece Mbuttnàte - Abbiamo letto il post di Ornella Mirelli nel blog Ammodomio dedicato a questa preparazione di peperoni ripieni di melanzane, ci ha convinti pienamente e l'abbiamo seguito quasi alla lettera. Le uniche differenze sono state negli ingredienti fondamentali, abbiamo usato Peperoni Topepo e Melanzane Rosse di Rotonda, inutile dire che il risultato è stato ottimo, ripeteremo sicuramente l'esperienza. Per il post in Ammodomio clicca qui.
I peperoni topepo li potete vedere nella foto qui sotto, sono quelli che somigliano a dei grossi pomodori, anche le melanzane rosse le potete vedere nella foto qui sotto, sono quelle che somigliano a dei grossi pomodori, dunque la differenza tra peperoni topepo e melanzane rosse sta solo in "quelli" e "quelle". Sarà tutto chiaro, o quasi, leggendo la didascalia della foto qui sotto.

Sopra da sx a dx: Zucchina, Peperone Topepo, Zucchina, Melanzana Rossa
Sotto da sx a dx: Melanzana Rossa, Peperone Topepo, varie Melanzane Rosse




3 ottobre 2012

Melanzana Rossa di Rotonda ripiena e Spaghetti

Chi fosse interessato alla sola ricetta legga la sola parte scritta con questi caratteri e di questo colore

Melanzana Rossa di Rotonda. Rotonda è un paesino lucano di poco più di tremila abitanti, è all'interno del Parco Nazionale del Pollino, proprio sul confine calabrese, il principale punto di partenza degli itinerari del parco dalla parte lucana. Pare che i semi di questa particolare melanzanina, detta per il suo particolare aspetto Merlingiana a Pummadora, cioè Melanzana a Pomodoro, diffusa originariamente, il nome scientifico di Solanum Aethiopicum ne è testimone, nell'areale sia africano che indiano posto intorno all'Oceano Indiano, siano stati portati da un soldato, rientrando dalla disgraziatissima guerra d'Abissinia, quindi presumibilmente intorno al 1896. Molte fonti parlano di importazione da parte delle famiglie che da li scapparono agli inizi della seconda guerra mondiale, che vide tornare quelle terre ai legittimi proprietari. A me piace sposare la prima tesi, mi domando infatti perché, se valida la seconda, solo a Rotonda sia arrivata questa pianta? L'unicità mi fa pensare all'iniziativa piuttosto casuale di un singolo più che a coloni, questi avrebbero dovuto coltivare anche prodotti locali oltre a quelli italiani, al rientro in Italia avrebbero pensato di portarsene le semente, ripeto questo avrebbe dovuto portare la Melanzana Rossa in più luoghi in Italia, molti erano infatti i luoghi di provenienza dei coloni d'Africa. Fino a qualche tempo fa, quando non se ne parlava affatto la cosa era plausibile, ora che anche le reti televisive nazionali se ne occupano è pensabile che qualche altra isola di produzione sarebbe venuta fuori a rivendicare primogeniture o, quanto meno, strettissime parentele.


Mi piace immaginare questo contadino lucano, cresciuto in uno dei posti più impervi d'Italia, quasi sicuramente analfabeta ed ignaro di tutto, la sua vita probabilmente fino ad allora era stata a contatto più con la natura selvaggia che con altri uomini, vede questi frutti e sicuramente non capisce cosa siano. La pianta in un certo qual modo gli è familiare, molto simile a quella delle melanzane, che coltiva al paese, solo con foglie più grandi e lisce, forse un verde diverso, ma colore e forma del frutto fanno pensare più ad un pomodoro, al limite ad un peperone, ma mai e poi mai ad una melanzana, quelle a lui note sono strette e lunghe e con colori che vanno da un nero violaceo ad un bianco, quasi uniforme, il picciuolo, però, è proprio uguale. Forse ne ha rubate alcune ed ha provato a cucinarle più per fame fisica che per fame di conoscenza. L'aspetto dell'interno ed il gusto, sia pur leggermente diverso, gli ha confermato che si trattava proprio di melanzane. Forse è ritornato in quel campo e questa volta ha cercato e trovato il suo collega della vita da uomo civile, di quando il rispetto se lo era guadagnato parlando poco e giusto, facendo le cose dopo averci pensato e "non come qua che il rispetto è dovuto a uno perché c'ha i gradi e ci si fa rispettare da quei poveri neri perché si cammina sempre in gruppo e con le armi spianate". Sicuramente si saranno facilmente intesi con il linguaggio dei segni e sarà riuscito a procurarsi dei semi, avrà dato in cambio, sicuramente qualcosa di prezioso per entrambi, tra colleghi le esigenze si conoscono, sono le stesse, forse un bel coltello, probabilmente di Avigliano, il paese dove, secondo lui, fanno i migliori coltelli del mondo, dove tutti "i Briganti che volevano al Re Borbone" si andavano a rifornire. Quando pensava ai briganti si lasciava scappare "che forse avevano pure ragione", poi scacciava quei pensieri, non avrebbero potuto che portargli guai, lui doveva solo pensare a tornare a Rotonda, per aiutare i genitori. Erano ormai vecchi, qualche altro anno e ne avrebbero avuti cinquanta di anni, avevano visto pure Garibaldi, "una notte aveva pure dormito al paese suo", doveva sposare la sua ragazza, "non l'avevano fatti ziti", "quando torni da soldato", s'era capito che aveva pensato, se torni, "ti fai fidanzato", aveva detto il futuro suocero, dopo che con i suoi genitori avevano tanto parlato e pure litigato per la "robba". Si vedeva però che sotto-sotto erano tutti contenti, li avevano cresciuti pensando a questo e spesso c'avevano scherzato e fatto battute, facendoli arrossire, ottenendo il solo risultato che da bambini non si potevano proprio vedere, come si incontravano si accapigliavano, quando poi da grandicelli era cominciato un "certo interesse" reciproco, i genitori avevano fatto in modo che non si incontrassero più e se proprio doveva accadere, c'era sempre una delle due mamme presente, specialmente quella di lei.
Chi sa con quanta accortezza avrà custodito quei semi, quanto avrà pregustato la meraviglia, la curiosità, l'invidia, che un tale frutto avrebbe suscitato tra i suoi compaesani, l'aumento di stima che glie ne sarebbe venuta, specialmente tra i parenti e dalla sua bella, che gli interessava più di tutti. 
Tornato civile, alla prima occasione di giusta stagione, aveva interrato i semi. Aveva ancora in dosso la divisa, così si usava allora; al concedo si tornava a casa con la divisa che s'aveva indosso. Quant'erano fortunati ed invidiati quelli che si congedavano in inverno, potevano portare a casa un completo abbigliamento di buona lana, che si sarebbe fatto durare per molti anni, rappezzando all'infinito, pezze su pezze finché le pezze sarebbero state più della stoffa originale. Con quanta trepidazione avrà atteso che spuntassero le piantine, le avrà poi trapiantate, mettendo il migliore letame possibile, scegliendo il posto migliore dove accogliere la migliore esposizione al sole, capiva che questo era un punto debole, non poteva mai essere lo stesso della calorosissima terra d'origine, in compenso avrebbero avuto acqua migliore e maggiore. Quanta gioia avranno portato al suo cuore l'accrescimento, i boccioli, i primi fiorellini e poi i primi abbozzi di frutto e poi . . . l'apoteosi e tutti i riconoscimenti sognati, anche di più.
I primi frutti li avrà portati a qualche chiesa, forse al vicino ed antico Santuario della Madonna della Consolazione, erano belli come fiori, e poi nelle sapienti mani della madre che, forse un pochino scettica, li avrà cucinati con tutta la maestria della sua cultura contadina; per quel suo figlio "troppo intelligente, avrebbe dovuto studiare ma come si faceva? come avrebbero potuto mai fare a meno delle sue braccia giovani e forti? quanti rosari avevano detto e quanta fame avevano patito quando i piemontesi, opera loro era stata, che prima, ai tempi del Re Borbone, non s'andava per forza al militare, l'avevano fatto andare militare e alla guerra all'Africa, posti che non aveva sentito mai, c'era arrivato dopo giorni e giorni soprain mezzo al mare, che la terra non si vedeva da nessuna parte,, così gli aveva letto il prete sopra la lettera che gli aveva scritto il sergente". Per la grande occasione di quel figlio avrebbe preparato pure, con la Semola di Grano Duro, "duje Rasckatell" o "duje Makkarrun cu Frrzul" condendoli con il sugo fatto con qualche cucchiaio di bianchissima sugna, queste strane melanzane e i soliti pomodori rossi, completando con un pugno di Cacioricotta di Capra e un bel ciuffo di Vasnicola (il basilico). Non lo sapeva ma presto la sua terra si sarebbe chiamata Basilicata. Quel giorno per quel figlio avrebbe fatto le cose in grande, le Murignane M'buttunate, avrebbe fatto come faceva spesso con le altre melanzane, anzi con queste tonde sarebbe stato più facile che con quelle loro strette e lunghe, sperava d'avere tutti gli ingredienti, se no sarebbe andata in cerca per il paese, per quel figlio lo doveva fare, e avrebbe trovato sicuramente tutto.

Le sarebbero serviti solo per le melanzane ed il loro sugo: 
un chilogrammo di Melanzane Rosse - due Uova - un poco di Pane Duro - un pizzico di Origano

un pugnetto di Capperi sotto sale - uno spicchio d'Aglio - un ciuffetto di Prezzemolo
un pugnetto di Pecorino grattugiato - abbondante Sugna (sostituibile con Olio EVO) 
due Peperoncini - un pugno di Sale Grosso - un ciuffo di Basilico

Con la santa pazienza la madre dell'ex soldato per forza, rimasto sempre contadino, aveva innanzitutto pestato il salgemma nel mortaio ed aveva ottenuto una quantità abbondante per qualche giornata di cucina, solo un poco l'aveva fatto fino, fino, lo usava solo per aggiustare di sale o condire un pomodoro, una fetta di pane, ecc... S'era messa allora a preparare le melanzane  tagliando la sommità, scavando la polpa il meglio possibile, facendo attenzione a non intaccare la buccia, e poi aveva messo tutto a scolare cosparso di abbondante anche se prezioso e costoso sale, ma oggi è come una festa per quel figlio, che si merita tutti i loro sacrifici, avrebbero solo voluto avere la possibilità di farne di più, quando la povertà è tanta anche i sacrifici sono un lusso.
Tra un poco, quando avrà visto che è scolata un bel poco d'acqua, portandosi via l'amaro, sminuzzerà la polpa, che, a differenza delle altre melanzane, non annerisce, "bho sarà 'na cosa buona?" Intanto inizia a preparare i pomodori, li deve, prima di tutto, lavare bene bene, la prima acqua, piuttosto sporca la userà per innaffiare le piante degli odori che ha sul davanzale della cucina, quella del risciacquo, che è pulita, la metterà nel secchio, dopo cucinato e mangiato ci laverà per terra. Dopo che padre e figli se ne erano andati "u matine d' notte" (albeggiava appena), quando è rimasta sola, è andata alla fontana con il barile in testa per prendere l'acqua. Dopo che tutti si sono lavati prima di andare in campagna, ne è rimasta proprio poca. Finito di preparare, aveva ripulito la tavola e tutto era finito nel secchio del pastone del maiale, che quest'anno, se si sarebbe fatto il matrimonio ne sarebbe servito anche un'altro, già crescerne uno era una fatica e un sacrificio, per due sarebbe stata proprio dura, si sarebbe tolta quel poco di pane di bocca e i suoi piatti sarebbero rimasti con la "crianza pu porch", ci sarebbe stato da ridere a questo pensiero se la fame l'avesse lasciato fare. Era buona creanza, voleva dire che s'era stati cresciuti bene, lasciare sempre qualcosa nel piatto offerto dagli estranei, si sarebbe fatto vedere che non si era morti di fame, e si diceva, quando di qualcosa ne rimaneva un pochino, ma tanto poco da essere inutile: a crianz du cardalan. Tutti gli artigiani che passavano per aggiustare le scarpe, per stagnare e riparare le pentole, e altro, tra cui cardare la lana dei materassi e dei cuscini "u cardalan", provenendo spesso da altri paesi, ricevevano anche vitto e alloggio, il cardatore di lana aveva evidentemente quell'abitudine.

Finito di preparare era uscita di casa. Le avevano insegnato che quando si camminava così non si doveva stare in ozio, si doveva pregare, perché non venissero i brutti pensieri, ma lei sapeva di non averne granché bisogno; brutti pensieri, quelli proprio brutti non li sapeva neanche, chi glieli avrebbe dovuti mettere in testa? Come al solito, avviandosi, aveva scherzosamente pensato che è stata sfortunata anche in questo, la strada è in discesa all'andare, "alla mmersa aviana jess" (al contrario sarebberoVeniva  dovuto essere). Questo le faceva ogni volta tornare alla mente una delle barzelletta che il marito raccontava prima e spesso. Era giovane, i figli erano piccoli e non c'erano tutti i dolori di adesso ad incupirlo. Che bel pezzo di ragazzo che era, bruno bruno e con gli occhi come due tizzoni, era proprio bello, lei non lo sapeva, non lo poteva sapere, ma qualche antenato probabilmente veniva da non lontano dalle melanzane, che avrebbe cucinato tra poco. L'aspetto di lei era all'opposto, molto chiara di carnagione, con capelli, ora bianchi, che erano stati quasi biondi, ma il suo punto di forza era stato, gli occhi dal colore acquamarina, che viravano spesso sul viola, era, molto probabilmente, e neanche questo poteva immaginare, una figlia dei freddi mari del nord, una eredità lasciata da qualche poderoso vichingo della guardia personale di quel Federico II, innamorato di quelle terre e della vicina Puglia. La sua singolare bellezza le aveva fatto avere molti corteggiatori, lei aveva scelto lui, l'aveva conquistata anche con la simpatia, sicuramente non con le ricchezze, che quel poco di terra, che gli permetteva di essere tra i quasi benestanti del paese, l'aveva portata lei. La "buonanima" non lo voleva e non lo voleva, ma poi per fare felice quell'unica figlia, si era piegato per ritrovare la pace in casa. La madre "santa donna, l'unica che lo sapeva prendere", si preoccupava, povera donna, di questa figlia che stava ancora in casa e aveva quasi vent'anni, troppo bella ed intelligente e a molti questo dava fastidio, incuteva timore.
Il ricordo torna alla barzelletta e al marito che raccontava di un somaro che quando, carico, doveva affrontare una salita, tra un raglio ed un altro, diceva ". . . l' cristiene (gli uomini, cristiani per antonomasia), dicene ciucc a nuje (chiamano asini a noi), hanno frabbricate l' vije (fabbricato le strade) a pennino (in salita), non potevano farle tutte d' cape abbasce (in discesa)?", allora lei si distraeva a pensare che qualcuno le aveva detto che le loro montagne facevano parte degli Appennini, "che strana coincidenza, era una coincidenza? ma perché pensava sempre e le venivano queste idee, che facevano ridere tutti gli altri" tornava subito alla realtà perché a questo punto, solo perché lui sapeva raccontare, tutti, pur avendo sentita questa storiella tantissime volte, ridevano e ridevano, intanto lui ripeteva, a beneficio di qualche improbabile nuovo della compagnia, "quanto sono . . ." e a questo punto lui imitava benissimo un raglio, ci sarebbe voluta una brutta parola, non era bello pronunciarle davanti ai figli, tutti lo capivano che voleva dire "fessi" l' cristiene . . . . , così che tutti sarebbero stati felici, ognuno rideva anche per far ridere gli altri, si sa "la risa" è contagiosa e fa buon sangue.
Così sorridendo, alla conclusione della storiella, era spuntata nel largo della fontana, le altre donne avevano sospeso il "rosario" delle "cronache correnti", perché questa sorrideva? cosa aveva da ridere? fosse stata ancora giovane, chi sa cosa le avrebbero "ricamato" addosso. La fontana era il gazzettino del paese, tutte le novità si conoscevano lì, lei era stata ben contenta di aggiungere un'altra cronaca al gazzettino del giorno e aveva raccontato a chi ancora non lo sapeva, in effetti nessuno il paese era piccolo, dei semi che il figlio aveva portato dall'Africa, delle Melanzane Rosse, che erano cresciute, e di come le avrebbe cucinate, tutte vollero sapere e si fecero anche promettere un poco di semi. Questo però, lei aveva risposto, erano cose da uomini e, avendo riempito l'acqua s'era avviata verso casa.
Quanta fatica ormai, a casa non l'aveva detto, ma a metà strada doveva fermarsi per riprendere fiato, gli anni si facevano sentire, erano cinquanta e passa. Per prendere il grosso dell'acqua occorrente, una o due volte alla settimana il marito, tornava dalla campagna che c'era ancora la luce, si faceva prestare l'asina dal vicino e faceva un carico di acqua, portando due barili grandi alla volta. Non potevano però approfittarne troppo anche se fra di loro c'era "u San Giuann", i vicini le avevano battezzato due figli e loro avevano ricambiato battezzando l'unica figlia loro, che adesso avevano "fatta fidanzata" con il figlio grande, quello delle melanzane, comunque, anche se c'era la mezza parentela, è sempre meglio non crearsi troppe obbligazioni. Ultimamente, però, insisteva meno con il marito, se le portava una soma in più d'acqua non le dispiaceva per niente, certo che se l'avesse sentita e si fossero fatti fare altri due barili ancora più grandi molto meglio sarebbe stato. Alla prossima mietitura, se l'annata fosse andata bene, si sarebbe potuto pensare a crescere un maiale in più da dare al falegname che glieli avrebbe fatti di sicuro due barili di quelli buoni, forse anche con gli anelli di ferro invece della solita ginestra, che ogni tanto andava cambiata e che spesso s'allentava.
Questi erano i pensieri che quella donna avrebbe potuto fare, di sicuro somigliavano, qualcuna li faceva sicuramente. Quello di cui possiamo essere assolutamente sicuri è di come si approcciò e portò avanti la preparazione del piatto che avrebbe messo avanti ai figli e al marito al ritorno dalla campagna quella sera.
I pomodori, dopo averli lavati, mondati delle imperfezioni e aperti a metà, recuperando semi e liquido, che son buoni per condire una fetta di pane o una frisella, quindi li ha sbollentatiPer questo, come al solito, la prima cosa che ha fatto appena alzata è stata riavviare il fuoco scoprendo le braci coperte la sera prima; ha messo delle ramaglie sopra, quindi qualche rametto più grosso e quindi un ceppo, che avrebbe fatto durare l'intera giornata, aggiungendo ogni tanto qualche ramo per fare la brace da mettere nel fornello e cucinarvi altre cose. Stasera, sperando in Dio, avrebbe fatto la stessa cosa di ieri sera, sapientemente avrebbe coperto di cenere le ultime braci, lasciando uno spiraglio piccolo, piccolo, il fuoco avrebbe così covato sotto la cenere senza spegnersi, i fiammiferi sono assai cari e non se ne può sprecare uno al giorno.
Per sbollentare i pomodori li ha messi nella caldaia appesa al cielo del focolare. Ha rigirato i pomodori finché non li ha visti appassiti, tolti dal fuoco, li ha posti a scolare, raffreddare e passare. Li deve alquanto raffreddare perché per passarli usa un setaccio di alluminio, una specie di colapasta a fondo piatto, i pomodori schiacciati e strofinati, daranno la loro salsa. Fra una cosa e l'altra s'è fatto mezzogiorno, ha sentito il suono della campana che lo annuncia ed allora si ferma a mangiare qualche cosa. Questa mattina, andati tutti via, ha mangiato solo un pezzetto di pane e bevuto una mezza tazza di latte della loro vacca, allungato con il caffè di orzo, senza zucchero o altro, sono cose per ricchi, li si può usare solo per fare qualche dolcetto a Natale e a Pasqua, anche perché è la devozione.
Peperoni e Patate
Ha veramente fame e mangia ciò che è rimasto del pasto preparato e fatto portare a marito e figli perché anche loro lo mangiassero a mezzogiorno, Peperoni e Patate (cliccare per ricetta), prodotti nel loro orto, agli uomini c'ha rotto anche un uovo a testa. Che fortuna ad avere quella dozzina di galline, che si crescono da sole nel burrone in mezzo ai fichi d'India, al riparo dalla volpe e dalla faina. Ha scavato ad ognuno un "cugno" di pane, ha pressato tutto dentro e l'ha chiuso con una fetta, adesso che lo mangeranno, sarà tutto bello inzuppato di sugna e ancora caldo, loro sanno come custodirlo, avvolto nelle "robbe" che si tolgono prima di mettersi al lavoro. Lei lo mangerà accompagnando con quella mollica che ha scavato, per sé l'uovo non l'ha messo, meglio conservarle agli uomini, sono grandi e grossi e fanno tanta fatica, poi oggi gliene servono per il ripieno delle melanzane, anzi, siccome ne ha quattro o cinque, l'estate ce n'è abbondanza "grazie al cielo" ha pensato, segnandosi, invece di fare i rasckatelli, con solo acqua e semola, farà i maccarrun cu u frrzul, che vengono meglio con due uova.
Maccarrun cu u frrzul - Maccheroni ottenuti con l'uso del ferro quadrato (Frrzul) che si vede per traverso
Mentre mangiava, pensava a quello che avrebbe fatto ed alle priorità da dare, le cose erano tante e non voleva sbagliare. Doveva innanzitutto impastare la pasta e poi passare a preparare il resto tra cui pestare il pane duro nel mortaio e grattare quel poco di formaggio che serviva. Ce n'era ancora una formella sana e una appena iniziata, ultima rimanenza di quello fatto nell'inverno di due anni fa, quello di quest'anno era ancora troppo fresco, di questo se ne mangiavano qualche fettina ogni tanto, un poco l'avrebbero mangiato ora che sarebbero state mature le pere, prima di metterle sotto aceto, per far mangiare le donne alla mietitura. Conservava tutti i pezzetti di pane che restavano sulla tavola e la mollica che scavava qualche mattina, facendoli indurire, proprio per fare i ripieni, il resto lo mischiava con quello che le portavano i vicini, lei ricompensava sempre con qualche uovo fresco, un poco di pane lo dava al maiale, che cresceva in un recinto con ricovero di fianco alla casa, un poco lo mandava per darlo alle galline. Il marito preparava con il pane, la crusca e qualche poco di granone, grano e orzo spezzati, tutte cose che si coltivava, un pastone, che metteva nell'aia così che le galline, il tacchino, qualche coniglio e i colombi stessero meglio e conservassero l'abitudine della dipendenza da loro, altrimenti si sarebbero inselvatichiti; per questo ogni mattina qualcuno, di solito il figlio più piccolo, cambiava l'acqua delle scodelle, perché ne avessero sempre di fresca, buona e dalle loro mani, la paura era che altrimenti per cercarla si allontanassero troppo, trovando altri posti dove stare bene e predatori in agguato vicino a qualche pozza d'acqua. E' vero che c'era sempre qualche poiana o falco e anche aquila a tenere d'occhio l'aia ma il cane era sempre vigile e pronto a scattare se qualcuno di questi si fosse fatto troppo aggressivo; si dovevano accontentare di qualche piccione, tanto questi erano e non erano i loro, giravano sempre e si fermavano dove trovavano ricovero e da mangiare comodamente. Mangiando pensava pure che quest'anno avrebbero dovuto scambiare qualcosa per farsi dare alcune galline perché le chiocce che c'erano state erano giovani e si erano persi quasi tutti i pulcini; finì e iniziò il vero lavoro della cucina. Per fare la pasta ha preparato una bella fontana di Semola di Grano duro, appena setacciata con il setaccio fino, separando un poco di semolino, sempre buono per qualche minestrina calda o per qualche bambino da svezzare nel vicinato e la crusca da dare agli animali, vi aveva rotto due uova, un pizzico di sale fino e aggiunto dell'acqua appena tiepida, presa dalla pentola di terracotta che tiene sempre appoggiata sul pavimento del focolare, ha così sempre dell'acqua, che lasciata stare diventa anche molto calda, arriva quasi all'ebollizione e sarà buona per cuocere la pasta.
Le dosi moderne sono circa ottanta grammi di semola a testa, un uovo ogni due o tre commensali e l'acqua un po' meno di un terzo del peso della semola. L'impastamento è continuato fino ad ottenere un impasto bell omogeneo, lo ha messo a riposare in una coppa coperta da un piatto. Ora si dedicherà alle melanzane, innanzi tutto dà una fugacissima sciacquata ai gusci, che ha rimette a scolare, la polpa delle melanzane la tritura con di due coltelli. Intanto ha messo un tre piedi nel focolare, vi ha poggiato una scodella di rame con della sugna e ha tirato della brace sotto, deve friggere i gusci delle melanzane, dopo averli asciugati ben bene, curando che l'olio o sugna bollenti vadano anche all'interno. 
Per friggere utilizza la sugna, ne ha in abbondanza, il maiale, che macellano ogni anno, ne dà tanta, se hanno abbondanza di granone, fave, patate, ecc... per ingrassarlo. Il grasso di cui dispone una famiglia è la misura della sua ricchezza e della bontà dell'annata agricola precedente. Un buon raccolto garantisce non solo con le scorte di granaglie e patate il superamento dell'inverno ma anche con la possibilità di ingrassare meglio qualche maiale in più dello stretto necessario. L'olio che producono dai loro olivi, con i metodi e le possibilità di allora, è spesso molto acido, tolta quella piccola parte di "lacrima", il primo che esce dalla pasta delle migliori e meglio raccolte olive che hanno, usato per condire a crudo poche cose, qualche rara insalata, qualche rara verdura lessata o per il panecotto di qualche neonato o malato, la gran parte non entra mai nel cucinato, serve più che altro per lubrificare, fare sapone fino o fare luce bruciando nei lumi, unica illuminazione disponibile per quelle poche ore di buio che devono vincere la sera tardi e, più che altro, la mattina presto, per il resto quando è buio si dorme.
Fritti i gusci, conserva una parte della sugna utilizzata, le servirà per altre fritture e per fare il sapone, una parte abbondante rimane in padella e vi sfrigge due spicchi di aglio tritato (ovviamente la versione moderna, rivista e corretta prevede olio di oliva al posto dello strutto e l'aglio soffritto, che può essere eventualmente, solo schiacciato, così da poterlo togliere), quando è imbiondito segue la polpa sminuzzata delle melanzane e dopo un po' continuando a rimestando sempre qualche pomodoro fatto a pezzettini e qualche foglia di basilico strappata a mano, questo deve cuocere lentamente fino a tornare a condimento, girandolo ogni tanto. A questo punto mette da parte in un'altra scodella la polpa, grondante e nel grasso rimasto ed ormai molto saporito aggiunge un altro spicchio di aglio, lo fa imbiondire e vi versa la salsa del pomodoro, con due peperoncini ed ancora un ciuffo di basilico, sala opportunamente con sale grosso. Questo sugo deve solo bollire e prosciugarsi rapidamente. 
Il movimento per ottenere i Maccheroni grazie al Ferretto quadro

E' finalmente giunto il momento di fare la pasta. Per la formazione della pasta vi rimando allo specifico post, lo aprirete cliccando qui.
Facendo la pasta trova il tempo di fermarsi e dedicarsi al ripieno delle melanzane. La polpa cotta e ben unta è ormai abbastanza fredda e può incorporare le due uova, il formaggio grattugiato, l'origano frantumato, i capperi dissalati e spezzettati, qualche foglia di prezzemolo  tritato ed infine il pane grattugiato, tanto finché il ripieno assume una consistenza soda. Con questo impasto riempie i gusci delle melanzane, sarà matematico che ne avanzerà per farne delle polpette. Le melanzane ripiene e le polpette vengono adagiate in un ampio tegame di terracotta in cui c'è la salsa del pomodoro prossima all'ebollizione. Fatta tornare l'ebollizione sistema "a tiana" (il tegame) sul pavimento caldissimo del focolare, cuocerà lentissimamente per questo calore e per quello del riverbero della fiamma, alimentata con parsimonia ma con costanza. La versione moderna recita: far tornare l'ebollizione e poi metterla ad una fiamma bassissima, tipica lenta cottura in terrina.   
Ora non resta che terminare di fare la pasta e farla asciugare un pochino. 
All'arrivo "dei suoi uomini" l'acqua, che è nella caldaia appesa nel focolare, sarà prossima all'ebollizione, basterà mettere sotto un pezzo di legno ben secco e un poco di fascine, la fiamma si ravviverà e l'ebollizione partirà. Bollita la pasta, non resterà che condirla con la salsa, cotta con le melanzane, sarà saporitissima, ed aggiungere una generosa manciata di cacioricotta di capra, quello cagliato con il latte dei rametti di fico, ben stagionato. Come secondo piatto servirà le Melanzane e le polpette fatte con il ripieno in più, una sorta di polpette di pane, arricchita dalla gustosa e consistente polpa di questa deliziosa ed esotica melanzana che venne dall'Etiopia.
E' sicura che questa sera il marito le dirà: "Andate a prendere una bottiglia di vino speciale, quello che conserviamo per le grandi occasioni. Questa è una una grande occasione con queste melanzane straniere che arrivano sulla nostra tavola da tanto lontano; festeggiamole degnamente, daremo così un senso anche all'andata alla guerra di nostro figlio".

Ebbene si, allora tra moglie e marito e da parte dei figli nei confronti dei genitori si usava dare il "voi", i coniugi il "tu" lo usavano nell'intimità o per rivolgersi ai figli e ai braccianti.
Questo "voi" era ancora in uso tra alcuni miei cugini, miei coetanei. L'ho sentito usare ancora normalmente ai miei genitori, nati entrambi intorno alla prima decade dello scorso secolo, rivolgendosi ai nonni, nati negli anni in cui si sarebbe potuta svolgere questa storia. I miei nonni avrebbero potuto anche essere i figli di quel soldato fortunatamente rimasto contadino.

Per semplificare noi, questa volta, abbiamo preparato questo piatto sostituendo i maccheroni con degli ottimi spaghetti di grano duro, profilati al bronzo ed essiccati lentamente, prodotti da uno dei migliori pastai italiani.
Evidentemente questa ricetta è il facile adattamento alle Melanzane Rosse di Rotonda della classica ricetta di Melanzane Ripiene per le quali si possono adoperare alla stessa maniera le normali melanzane di qualsivoglia forma e colore.
Due Melanzane Tonde di Rotonda Ripiene, una Polpetta del loro abbondante ripieno e Zucca estiva Dorata e Fritta ripiena di Provola Affumicata
Con questa ricetta partecipiamo al contest dedicato ai cocci del caro amico Max "Un Coccio al Mese per 12 Mesi" per il mese di Ottobre
Con questa ricetta abbiamo vinto il contest dedicato ai cocci del caro amico Max "Un Coccio al Mese per 12 Mesi" per il mese di Ottobre
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